I pensieri di Spina

Il personaggio: quattro o cinque  cose su Spina

Cosa uno: Spina è tendenzialmente un essere umano. Lo è più o meno come noi: è un puntino sparso e sperso in un’infinità caotica di puntini che non sa decifrare. A dirla tutta, non sa nemmeno se si possa decifrarla: l’insieme magmatico di puntini potrebbe essere privo di senso; oppure potrebbe essere come i famosi schemini dell’enigmistica (quelli a puntini, appunto): potrebbe far parte, in quanto punto sparso fra i punti, di uno schema difficile da vedere all’inizio o dalla sua prospettiva. In questo primo caso, il suo puntino sarebbe fondamentale: in quegli schemi, ogni puntino sembra inutile ma è essenziale. Il disegno non viene correttamente delineato, se tutti i puntini non vengono collegati. Oppure potrebbe essere uno schema caotico e privo di logica: in questo caso, nessun puntino è essenziale. Tutto sta nel guardare le cose dall’alto, o nell’essere il creatore dello schema. Spina non è il creatore, né ha accesso ad una visione completa dello schema. Esattamente come noi.

Cosa due: si potrebbe obbiettare che Spina non è un puntino nel nostro stesso schema: appartiene ad uno schema più piccolo, creato o intuito da un puntino del nostro schema. Vero. Ma ciò non cambia le cose. Spina stesso forse obbietterebbe che neanche chi sta leggendo queste parole può essere assolutamente certo di non appartenere ad uno schema creato da un puntino (e non DAL PUNTONE, per dire).

Cosa tre: già che io abbia scritto “forse”, in merito ad una probabile azione di Spina, ci dice che il puntino che io sono non ha davvero controllo sul puntino che lui è. In un certo senso, in fondo, dal momento della sua nascita, potrebbe essere lui a condizionare me. (E se fossimo noi a condizionare parzialmente il PUNTONE?)

Cosa quattro: dimenticate i punti precedenti, o infilateli in un cassetto del vostro inconscio (tanto ormai lo farete comunque), oppure in una sezione del vostro schema, e tenete in mente questo: Spina è un uomo giovane (almeno, così sarebbe considerato secondo il metro di misura della nostra attuale società), chiamato così forse per la sua struttura fisica, forse per il suo temperamento.

Cosa cinque: infatti, Spina è alto, snello, diciamo pure molto magro, con il mento a punta, pallido di carnagione e con un tratto caratteristico tra i capelli corvini. L’attaccatura della fronte, infatti, ricorda una sorta di freccia, o, appunto, una Spina. Inoltre, Spina è considerato un tipo ruvido, spesso molto diretto, spesso molto cinico, ma forse è solo un’interpretazione dello schema.

I pensieri di Spina

[ L’altro giorno, ho trovato una paginetta scritta di suo pugno fuori dalla finestra della camera. Ecco cosa c’era scritto: ]

Io vi odio.

Vi odio tutti, niente affatto indistintamente, ma non escludo nessuno. Alcuni, godono del mio odio in misura più veemente e concentrata, più pura; ma vi odio tutti. Nessuno si senta escluso. Nessuno si senta risparmiato.

Vi odio e mi fate  schifo.

Odio i vostri volti appassiti, i vostri occhi spenti, i vostri corpi stanchi.

Odio il vostro modo di camminare, di andare in macchina, di stringere la mano.

Detesto il vostro modo di chiedere “come stai” e “che lavoro fai”.

Odio i vostri completi ed i vostri jeans.

Odio le vostre serie preferite, i vostri discorsi sempre uguali, i vostri punti di incontro sempre più affollati e privi di colori.

Mi sale la bile a vedere le vostre solite parole ripetute all’infinito. Il vostro ignorare quanto il mondo sia grande e come riusciate a perdere tanto tempo sulle solite cose.

Odio i vostri bei voti, odio la vostra diligenza, odio la vostra lezioncina ben ripetuta.

Mi riempio di schifo immaginando la vostra efficienza ed il vostro buonsenso, per non parlare della maturità di cui andate tanto fieri.

Odio la vostra fretta di crescere, i vostri orari precisi e le vostre notti brevi.

Odio i vostri buoni consigli, specie se mai richiesti; odio i vostri giudizi, la vostra morale preimpostata.

Odio il vostro intelligente realismo, il vostro spirito pragmatico, il vostro sorriso saggio e la risposta pronta.

Mi fanno ribrezzo le vostre lamentele sterili, i vostri programmi acerbi, la vostra continua noncuranza.

Odio il vostro essere pezzi di un ingranaggio che nemmeno vi prendete la briga di osservare. Mi viene il rigurgito al solo vedere, anzi, al solo immaginare le vostre maschere di cortesia: quelle che continuate imperterriti ad indossare perché non cambi mai nulla.

Odio l’appiglio alla citazione, l’uso di qualsiasi fonte e qualsiasi mente a patto che non sia la propria.

Odio il vostro odio per la pagina bianca, odio la vostra enciclopedia, odio la vostra complessità.

Odio il modo perfetto con il quale avete nascosto la magia sotto la tecnica.

Odio la perfetta sequenza di gesti e di abitudini con la quale avete distrutto ogni originalità per conformarvi alla più becera mediocrità.

Odio come avete nascosto voi stessi sotto il tappeto del conformismo e dell’evitare lo scontro.

Odio il modo in cui avete nascosto la luce che avete dentro, per adeguarvi all’ingranaggio della convenzione e della ripetizione.

Odio la ripetizione costante del passato e della tradizione; l’esaltazione di ciò che è morto e la paura di ciò che è vivo o, almeno, avrebbe una vaga possibilità di esserlo.

Odio il nascondiglio quotidiano ed introvabile nel quale avete nascosto la gioia, la meraviglia e la sorpresa.

E soprattutto, soprattutto odio la vostra infinita capacità di rivestirvi di strati che non fanno che nascondere e seppellire la meraviglia con cui sareste invece fatti.

Vi odio tremendamente perché potrei amarvi inesorabilmente

E ancora, vi odio perché state vincendo e per quanto mi rassomigliate.

 

 

 

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